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domenica, dicembre 23, 2018

Esempio

Mi spiego con un esempio: ho un nascondiglio, diciamo "sotto al mattone", in cui da tantissimi anni (per la precisione dal novembre 1977) ho accantonato* ogni mese un soldino, con la prospettiva che, quando avrei compiuto 65 anni, con tutti i soldini accumulati avrei potuto godermi una serena vecchiaia, per il tempo che mi sarebbe rimasto da vivere.

Sorvolo sul fatto che i miei soldini li ho dati in mano allo Stato, che aveva promesso di gestirli per me, in modo da garantirmi a tempo debito quello che mi era dovuto.

Mettiamo il caso che oggi (ieri o l'altroieri, è lo stesso) io mi svegli e mi venga detto, da quello stesso Stato, che il frutto dei miei soldini potrò, se non cambiano le condizioni, rivederlo quando avrò compiuto 67 anni, anzi 4 mesi dopo.

L'unica cosa che mi viene da pensare è: furto! Frutto di una Legge retroattiva e iniqua, perché non ho alcun mezzo per poterla cambiare o abrogare.

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Nota: * non soltanto io, ma anche i miei datori di lavoro, per la loro parte

sabato, maggio 19, 2018

Botteghe poco oscure

Riapro bottega in occasione dell'imminente, annunciata, strombazzata formazione del Nuovo Governo per il Cambiamento formato dal M5S (di cui ricordiamo che uno dei fondatori è stato condannato in via definitiva per omicidio colposo) e dalla Lega (non più Nord, ma ancora comprendente uno dei fondatori che è stato condannato per truffa ai danni dello Stato).

Ho letto il molto pubblicizzato "Contratto" che dovrebbe essere il punto di partenza del nuovo Governo, e sono abbastanza preoccupato.

Per il Welfare: non è affatto vero, come dichiarato, che verrà abolita la Legge Fornero. Saranno modificati alcuni parametri del suo funzionamento. Aspetto di leggere il testo del provvedimento, se  e quando e come sarà votato dal Parlamento.

Per la Salute: a parte un accenno piuttosto confuso alla questione dei vaccini, niente mi sembra indicare una inversione di tendenza rispetto alla concezione privatistica-finanziaria attualmente vigente, che porta inevitabilmente alla restrizione delle prestazioni fornite.

Per la Scuola: si ribadisce l'attuale impostazione, a parte una generica condanna della "Buona Scuola", a quanto si capisce soprattutto per il settore edilizia scolastica.

Il famoso "Reddito di Cittadinanza" è il nuovo nome dato al Sussidio di Disoccupazione / ASPI / NASPI: infatti segue i medesimi canali, gli stessi presupposti e persino la durata.

Lasciando da parte le chiacchiere preventive, direi che l'unica opzione è aspettare i provvedimenti concreti che il nuovo Governo vorrà predisporre e soprattutto quelli che il Parlamento approverà, nei modi e nelle forme in cui li approverà.

Il prossimo passo è la presentazione dei nomi dei Ministri e Sottosegretari, a partire dal Primo Ministro.

Seguirà la votazione in aula per la fiducia.

lunedì, giugno 19, 2017

Puntura di APE

Dunque, dopo aver tanto sentito parlare di APE (non l'insetto, l'Anticipo Pensione), anche sospinto da qualche anima pia che ho come amico, mi ha punto vaghezza di vedere se mai potessi avvalermi di questa nuova misura assistenziale, dedicata (dice) ai disoccupati non ancora in pensione: date certe condizioni.

Siccome, leggendo il Decreto Legge, non mi erano del tutto chiare le condizioni, e siccome è prevista una procedura per la verifica dei requisiti da parte di INPS e altri Enti, ho pensato bene di tentare la verifica. Al più mi avrebbero risposto che non ne avevo diritto.

Parte prima, metodo fai-da-te. Ingenuo, credevo che, accedendo al sito INPS e cercando "ape sociale", avrei trovato la procedura che cercavo. Errore: la ricerca restituisce come risultato una scheda che descrive l'APE sociale, ma (al momento in cui ho eseguito la ricerca) non indica come iniziare la procedura. (vedi nota 1)

Parte seconda, il cittadino digitale: ho espresso il mio malumore via Twitter, indirizzando un po' a caso vari soggetti che avrebbero potuto aiutarmi.

Parte terza, putenza dei SM Manager della PA digitale: ho ricevuto risposta alle mie lamentele, con indicazioni abbastanza precise per raggiungere l'inizio della procedura di verifica. Non tutto funzionava alla lettera come indicato, ma con un po' di immaginazione e una discreta dose di smanettamento sono arrivato all'inizio.

Parte quarta, quando si dice "user friendly" non s'intende ciò che ho trovato. Il PIN fornitomi da INPS (dice) non era "dispositivo" (che vorrà dire?). Ripiego su SPID, parola magica che apre tutte le porte della PA, o almeno dovrebbe. Anche in questo caso, i miei dati anagrafici non erano completi: apparentemente mancava il numero civico, essendo indicato nei documenti da me forniti "via e numero civico" e non "via" e separatamente "numero civico", più altre quisquilie (il numero della Carta d'Identità, che -guarda caso- è identico a quello con cui sono registrato in SPID). Insomma, dopo una buona mezz'ora di smanettamenti, approdo alla pagina dei requisiti.

Parte quinta, a chi è diretta l'APE sociale. Le alternative (cito a memoria) sono: 1) disoccupato perché licenziato dall'azienda, con o senza giusta causa, ovvero 2) disoccupato perché ha concordato con l'azienda il licenziamento a norma della legge pincopallina (che sono andato prontamente a leggere, per poi scoprire che non era il mio caso), 3) altre fattispecie (lavori usuranti, accudimento di famigliari gravemente malati). Mancava appunto il mio caso: 4) disoccupato perché, dopo quasi 3 anni di Cassa Integrazione, non aveva i soldi per mantenere alloggio nella Grande Città e, una volta rientrato al lavoro nell'azienda che aveva inghiottito la sua vecchia azienda fallita, non trovando modo di raggiungere la nuova Sede di Lavoro, aveva rassegnato "volontariamente e unilateralmente" le dimissioni, prontamente accettate. Senza contare il particolare che bisogna comunque essere iscritti alle liste di collocamento (e aver esaurito gli assegni assistenziali da almeno 3 mesi senza nel frattempo essere morti di fame e sete), cosa che non avevo fatto perché chiedendo all'Ufficio di Collocamento mi avevano a suo tempo risposto "faccia come vuole, tanto è lo stesso". Infatti non è "lo stesso".

Per farla breve: forse saranno pochi i disoccupati che hanno a suo tempo rassegnato le dimissioni per motivi personali e successivamente non hanno più trovato lavoro (passati i 56 anni di età, la collezione di "Le faremo sapere" è molto vasta). Aggiungiamo che, secondo le attuali disposizioni, conseguenti la cosiddetta "Legge Fornero", dovrò aspettare altri 4 anni, fino al compimento di 67 anni e 4 mesi, prima di vedere i frutti di ciò che ho già maturato: la Pensione di Vecchiaia.

Per fortuna, sono tirchio e abituato a sopravvivere con poco. Per fortuna, soprattutto, c'è chi mi mantiene.

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Nota (1). Successivamente alle mie rimostranze, pare che la pagina in questione sia stata aggiornata con un link che porta all'inizio della procedura. Sinceramente, dopo tutto quello che ho raccontato qui sopra, non ho avuto voglia di verificare: ci credo, bravi.

martedì, aprile 18, 2017

i Promessi Defibrillatori

Contesto: nel paese dove vivo è stato chiuso il Pronto Soccorso, sostituito da una specie di ambulatorio H24 che non ha ovviamente a disposizione le tipiche dotazioni diagnostiche di un PS. Il territorio è in posizione collinare, distante da Ospedali e mal collegato da strade piene di curve e in cattivo stato di manutenzione. Il PS "più vicino" è raggiungibile con circa 40 minuti di macchina sulle suddette strade piene di curve(1). In peggiori condizioni si trovano altri paesi limitrofi, che facevano conto sull'esistenza del vecchio PS che non c'è più.

Dopo nemmeno 10 giorni dalla chiusura del PS, è accaduto un evento tragico quanto prevedibile: un'anziana signora ha avuto un attacco di cuore mentre era sulla piazza principale ed è deceduta prima dell'arrivo dell'ambulanza del 118, che si è materializzata dopo circa 20 minuti dalla chiamata. Nulla può essere addebitato al 118, che ha fatto ciò che ha potuto, accorrendo nel più breve tempo possibile. Purtroppo l'infarto se ne frega dei tempi tecnici necessari in questi casi.

Apprendo dal sito della comunicazione istituzionale del Comune che (dopo questo tragico evento) che "Si sta nel frattempo procedendo come Amministrazione Comunale, di concerto con AFAS già attivata nel mese di Febbraio scorso, all’acquisto di monitor defibrillatori che verranno collocati a breve nel sia nel capoluogo che nelle frazioni"(2).

Siamo quindi in attesa della installazione dei Promessi Defibrillatori (sembra un romanzo di Manzoni, ma purtroppo non lo è). Chissà per quale contorta volontà del Destino non è stato possibile pensarci prima, all'atto della chiusura del PS. Nel frattempo, chiederemo agli attacchi di cuore di concederci una tregua.

A margine, vorrei anche segnalare un altro episodio di questo mistero buffo che è diventata la Sanità italiana.
Causa diabete, utilizzo una di quelle macchinette per la misurazione "self service" della glicemia: un oggetto molto semplice da usare, che mi permette di tenere sotto controllo un parametro importante relativo alla mia infermità cronica. Grazie alle politiche sanitarie del passato, non ancora abolite dalla presente gestione, il Servizio Sanitario Nazionale mi concede un certo numero di reagenti per l'uso della macchinetta, da prelevare in Farmacia dopo opportuno iter burocratico. Ebbene, l'ultima volta in Farmacia mi è stato comunicato che presto (nel giro di un paio di mesi) quel tipo di prodotto non sarà più commercializzato, e sarà sostituito da uno del tutto analogo, che però prevede l'uso di una nuova e diversa macchinetta. Da acquistare a mie spese.
Ecco, a me sembra un tipico caso di sfruttamento di mercato "captive", detto anche "obsolescenza programmata": posto che la mia macchinetta funziona perfettamente, posto che non vorrei fare a meno di questo monitoraggio, l'industria farmaceutica (chi altro?) decide di fare cassa sulla pelle dei soliti ignudi: i malati, per di più cronici. Aggiungo che la posizione di monopolio di cui gode la suddetta Farmacia (è l'unica in paese, raggiungibile da chi come me non ha l'automobile) non mi consente di cercare alternative di "libero mercato", né di verificare se tali affermazioni abbiano un riscontro oggettivo. Non so ancora a quanto ammonti il mini-pizzo che dovrò sborsare (qualche decina di euro), ma immagino che diverse migliaia di malati si trovino nelle mie stesse condizioni. Ciò basta a quantificare il business, e soprattutto la modalità passivo-aggressiva di gestione di questo mercato assolutamente asservito agli interessi di chi ci guadagna.

Note:

(1) L'ho sperimentato di persona: il 118 in caso di coliche renali non interviene, ma consiglia di recarsi al "più vicino" Pronto Soccorso con mezzi propri, sulle suddette strade già ricordate.
 

venerdì, marzo 24, 2017

Non è un paese per malati

Parlo del paese dove vivo: non il Terzo Mondo, e nemmeno un'area depressa dell'Italia. Un comune abbastanza "ricco" in una regione discretamente ricca, ma che non pone la necessaria attenzione al benessere dei cittadini, specialmente quando ciò non vada nella stessa direzione del business degli appalti (soprattutto nel campo edilizio e forniture di materiale).

Dopo anni di minacce in tal senso, da parte delle amministrazioni comunali e della regione, si è giunti al punto di rimuovere anche l'ultimo presidio sanitario di Pronto Soccorso (l'Ospedale era già stato smantellato da un pezzo, ma non dal punto di vista edilizio, come vedremo).

A questo punto, mi sento in dovere di stilare un piccolo decalogo per i miei concittadini che fossero colpiti da una patologia banale, ma invalidante e piuttosto frequente dopo una certa età.

Decalogo in caso di coliche renali.


1) se volete sentirvi dire di andare con mezzi vostri al "più vicino" Pronto Soccorso*, chiamate il 118: loro non vengono (*il più vicino P.S. si trova a 40 minuti buoni di macchina, collegato con una strada tutta curve e piena di buche: un percorso che in caso di coliche renali aiuta la dolorosa discesa dei calcoli!)

2) non rivolgetevi alla struttura fantasma che è stata messa in piedi per tamponare mediaticamente la chiusura del Pronto Soccorso: vi manderanno al "più vicino" Pronto Soccorso, sempre con mezzi vostri, facendovi perdere tempo prezioso

3) per tamponare la situazione dolorosa, potreste rivolgervi alla Guardia Medica, ma solo nei giorni ed orari in cui è attiva (di notte e nel weekend). Siate pronti a non dare in  escandescenze (fa male alla salute!) se il medico di guardia vi inviterà a recarvi con mezzi vostri presso la sua sede da cui non schioda il culo. In altri casi, a sua discrezione, il medico di guardia verrà a domicilio per farvi la famosa iniezione, però procuratevi l'altrettanto prezioso liquido e la siringa, perché è possibile che non li abbia con sé

4) tornando un paio di volte al "più vicino" Pronto Soccorso avrete diritto ad una ecografia (il problema sta nell'indovinare l'orario di apertura del servizio ecografico, che non è asservito alle emergenze del Pronto Soccorso)

5) dopo la diagnosi fatta dal "più vicino" Pronto Soccorso vi sentirete dire che c'è bisogno di un urologo (accipicchia! per una colica renale chi l'avrebbe mai detto!), però il "più vicino" Pronto Soccorso può prenotarvi la visita soltanto presso un ospedale a 200 km dalla vostra residenza, perché fa parte di un'altra ASL. Il che denuncia tra l'altro che l'Ospedale retrostante il suddetto Pronto Soccorso non dispone di un servizio di Urologia

6) infine, tornate dal vostro "medico di base" e fatevi prescrivere l'antidolorifico e la richiesta di visita urologica "urgente". Se fate presto, la farmacia sarà ancora aperta per l'antidolorifico. Invece, se è venerdì (e il vostro MdB riceve venerdì pomeriggio) per il CUP bisognerà aspettare lunedì

7) può capitare che, per soddisfare l'urgenza della visita urologica, il CUP vi indirizzi a quel famoso Ospedale a 200 km di distanza a cui avevate già rinunciato. Altrimenti può darsi che la visita urologica vada un po' per le lunghe

8) nel frattempo, se siete credenti, potete pregare affinché i dolori finiscano: prima o poi i calcoli scendono nella vescica e smettono di far male, salvo poi creare problemi per urinare. Se non siete credenti, potrebbe essere una buona occasione per convertirvi

9) se siete tentati di sporgere denuncia per omissione di soccorso o altri reati eventualmente ipotizzabili in relazione al vostro caso, potete farlo, ma aspettatevi tutte le contromosse ipocrite che in questi casi non mancano mai, e che vanno sotto il titolo: "negare l'evidenza"

10) la prossima volta che vi troverete in una cabina elettorale, non dimenticate quello che vi è capitato: ognuno ha le sue responsabilità, e il cittadino onesto ha pochi mezzi per far valere i propri diritti fondamentali

Il mio decalogo finisce qui. I lavori di ristrutturazione (?) dell'edificio dell'ex Ospedale invece sono iniziati a tutta birra, e aspetto di vedere in qualche bilancio il dettaglio delle spese e i criteri di assegnazione degli appalti. Come dite? Mi piacciono le barzellette? Ebbene sì, sono un buffone nato!

giovedì, marzo 02, 2017

Il PPA è qua, l'AFT addavenì

Continua la pagliacciata attraverso la quale la ASL a cui faccio capo, spalleggiata (per quanto riguarda gli aspetti propagandistici) dall'Amministrazione Comunale pretende di far passare l'abolizione del Pronto Soccorso per una miglioria del servizio.

Non sto a ripetere cose che ho già detto nel precedente post. Aggiungo solo qualche considerazione pratica.

Il Punto di Prima Assistenza (PPA) sembra essere una specie di infermeria in cui vengono trattati tutti quei casi che per un Pronto Soccorso sono "codici verdi" o "codici bianchi" del triage. In turno su 24 ore sono presenti un medico e un infermiere. Inoltre il PPA trasferisce al 118 tutti i "codici gialli" e naturalmente i "codici rossi", cosa abbastanza improbabile perché a questo normalmente provvedono direttamente i cittadini che assistono a un incidente o caso grave, senza perdere tempo a trasportare il paziente al PPA.

Il 118 dispone di numero un equipaggio (medico, infermiere, autista) con autoambulanza presso il PPA, che ovviamente viene utilizzato nei casi gialli o rossi di cui sopra. Il tempo limite dell'intervento del 118 su chiamata è stabilito in 30 minuti.

Di Guardia Medica non si è parlato. Sembrerebbe di capire che questo servizio sia stato assorbito dal PPA, ma in tal caso verrebbe meno quel minimo di assistenza domiciliare notturna e festiva che la Guardia Medica invece assicurava. Attendiamo precisazioni.

L'Aggregazione Funzionale Territoriale (AFT), invece è qualcosa (non meglio precisato) che coinvolge i medici del Servizio Sanitario di Base, la cui realizzazione però è soggetta alla contrattazione fra la Regione e i Medici medesimi, e non si sa quando, e se, e in che termini verrà realizzata. Come si diceva in discoteca anni fa: su le mani che esce il fumo!

Inoltre si parla di un generico potenziamento di tutte le visite specialistiche, ma non sono resi noti i tempi di questa fantastica trasformazione (il PPA invece è in vigore da subito).

Infine si accenna a "lavori di sistemazione" (tempo stimato dall'ASL un anno e mezzo), che permetteranno di raddoppiare i posti per la residenza assistita (anziani non autosufficienti) e aprire un reparto di riabilitazione per tutti i casi in cui ciò sia previsto (degenza massima un mese).

Questo ho capito leggendo questo post del Comune e guardando l'annesso video con l'intervista al capo della ASL.

Non so perché, mi ritorna in mente quel film "Amici Miei", in cui il compianto Ugo Tognazzi fa il discorso con la famosissima "supercazzola brematurata". Meglio ridere per non piangere.

mercoledì, marzo 01, 2017

Pronto? Soccorso! Pronto? Pronto?

Ieri sera mi è capitato sotto il naso su Facebook un articoletto del Sindaco del paese dove vivo, che cercava di convincermi (non solo me, tutti i suoi concittadini e potenziali elettori) che abolire il Pronto Soccorso, ultimo baluardo rimasto presso l'Ospedale abbandonato, è cosa buona e giusta.

Ho provato ad obiettare che mi sembrava un bel degrado dell'assistenza sanitaria, in un paese di muratori e di anziani.

Gli ho fatto l'esempio di un poveretto che (per ipotesi) ricorra al Primo Soccorso (così si chiamerà il presidio minimo che verrà messo al posto del Pronto Soccorso) perché cadendo si è rotto una gamba: l'ambulanza (perché ne è prevista solo una) lo accompagnerà in qualche Ospedale dove sarà ingessato. E fin qui niente di particolarmente drammatico, escludendo trauma cranico e altri problemi più gravi. Ma immaginiamo che poco dopo (questo è lo scenario che ho prospettato all'amato Sindaco) un anziano abbia un grave malore e si sospetti un infarto: l'ambulanza è fuori con quello che si è rotto una gamba, che cosa possono fare il medico e l'infermiere (uno solo con un infermiere, entrambi in turno h24)? Risposta: chiamare il 118 e far arrivare un'altra ambulanza (da dove? il paese mio sta su una collina* alta 500 metri, circondata da pianura e collegata con due strade piene di curve) che trasporterà il presunto infartuato in un altro ospedale.

Ciliegina sulla torta, la stessa coppia medico-infermiere (ricordiamo: uno e uno), essendo in servizio (in turno) per 24 ore, sostituirebbe l'attuale servizio notturno e festivo della Guardia Medica, che fino a ieri era abilitata ad intervenire anche a domicilio (la "strana coppia" invece immagino che non potrà abbandonare la sede provocando interruzione di pubblico servizio).

Tutto questo viene dato per scontato, senza indicare le motivazioni e le analisi (se sono state fatte) di tutta l'operazione. Per quanto riguarda le motivazioni, scommetto che si tratta di criteri di risparmio economico relativo al personale e ai mezzi (non)impiegati. Salvo che poi nello stesso piano si parli (a tempo debito) di attrezzare un servizio di Eliambulanza:  ciò significa lavori edilizi per costruire la piazzola di atterraggio dell'eliambulanza, che in ogni caso arriverebbe da lontano e (allo stato attuale) non è abilitata a viaggiare di notte.

In definitiva, tutta l'operazione mi sembra lontana dall'offrire servizi più razionali ed efficaci ai cittadini, e ha tutta l'aria di essere una scena del film: "Come perdere le elezioni amministrative in poche semplici mosse".




(*) citazione di una canzone dei Ricchi e Poveri (1971)