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venerdì, ottobre 30, 2020

Perché chiudere la Scuola (e quale)

 Citando un articolo* di Oggiscienza (che cita la rivista Science): "il momento sbagliato è uno o due giorni prima che si manifestino i sintomi, quando la carica virale è già molto elevata ma la persona infetta, che ancora non avverte malesseri e non sa di avere contratto la COVID-19, continua fare la vita di sempre, rischiando di finire nel posto sbagliato. Il posto sbagliato è quasi sempre uno spazio chiuso, molto affollato e con scarsa ventilazione. Peggio ancora se i presenti non indossano la mascherina, parlano ad alta voce"

A ME VIENE SUBITO IN MENTE UN'AULA SCOLASTICA. È questione di RISCHIO non di probabilità: il rischio si calcola moltiplicando "la probabilità che un evento accada" per "il DANNO che l'evento produce quando accade". Se il danno è alto, il rischio sale anche se la probabilità è bassa.

Nello specifico: la trasmissione del virus in un'aula (probabilità medio-bassa) porta alla quarantena di molte persone (danno elevato) o anche all'infezione di alcune di esse (danno consistente), che a loro volta possono trasmettere l'infezione, quindi il RISCHIO è ALTO.

Analogo discorso per un autobus affollato di studenti che vanno a scuola o tornano a casa (e qui già si raddoppia il rischio). Perciò è tutt'altro che insensato, in uno scenario di ampia circolazione del virus, chiudere le scuole superiori (al 100%, non in altre percentuali), contrariamente a quanto pensa (sulla base di quali considerazioni scientifiche?) la Ministra Azzolina.


[* L'articolo citato si trova qui https://oggiscienza.it/2020/10/13/come-si-trasmette-davvero-il-coronavirus-della-covid-19/ ]

giovedì, settembre 14, 2017

Automobili, Telefoni, TV

"È uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico". Così la Ministra1.

Parliamo dell'uso degli smartphone (e tablet) nelle aule scolastiche.

Non si può farne un discorso assoluto: aspettiamo la Circolare annunciata (nella medesima intervista), ma nel frattempo facciamo lavorare la nostra intelligenza.

Uno dei rischi della "liberalizzazione" dell'uso di smartphone in classe è senza dubbio la discriminazione sociale: nell'ipotesi in cui la Scuola non fornisca questi strumenti "uguali per tutti" (e finora non ci sono indizi in tal senso) non tutti gli alunni possono permettersi device di uguale potenza e ancora peggio non tutti gli alunni (famiglie) possono permettersi un telefonino per ogni figlio in età scolastica.

L'altro aspetto poco chiaro (e di non facile attuazione) è quello secondo cui gli studenti non si faranno "i fatti loro": le misure tecniche ci sarebbero, ma imporle di botto a tutte le scuole (ricordiamo, a partire dalle Elementari) sembra pura utopia. Inoltre, sorvolo sui rischi insiti in tutte le situazioni di BYOD, come sembra essere questa, e sulle considerazioni relative alla Salute fisica e mentale di soggetti molto giovani.

In definitiva, al netto delle Circolari, sulle quali mi permetto di esprimere qualche riserva, mancano tuttora:


  • i presupposti per una Scuola dell'obbligo equa e aperta a tutte le componenti sociali
  • i presupposti infrastrutturali
  • i presupposti formativi e informativi relativamente agli insegnanti e al personale scolastico in genere


Sembra quindi di essere di fronte a una mossa propagandistica (pre-elettorale?) senza grande futuro o con un futuro peggiore del "male" che si prefigge di superare.

Spero di essere smentito (davvero) nei fatti.

___
1 Intervista della Ministra Valeria Fedeli a Repubblica del 12 settembre 2017 
http://www.repubblica.it/scuola/2017/09/12/news/la_svolta_della_ministra_smartphone_in_aula_dico_si_sono_un_aiuto_-175262917/

sabato, marzo 04, 2017

Sdolcinatio non petita

Abbiamo già parlato della cosiddetta "alternanza scuola-lavoro" (con rispetto parlando sia per l'alternanza che per il lavoro).

Giunge notizia che nientemeno il MEF ha ospitato studenti dei quattro più prestigiosi Licei di Roma (il Giulio Cesare, quello immortalato da Venditti, il Tasso, il Righi, da cui è uscito diversi anni fa nientepopodimeno che il Sig. Ministro, e infine il Talete) per due progetti nell'ambito appunto della suddetta A-S-L.

Non stupisce che tali progetti non abbiano contemplato attività lavorative propriamente dette, ma si siano svolti (a quanto si evince dal comunicato) in modalità conferenziali e di attività di problem solving di gruppo. Qualcuno potrebbe obiettare che queste sono esattamente attività lavorative, a livello dirigenziale medio-alto. E ciò non fa che confermare la sensazione elitaria che queste esperienze lasciano nell'animo di chi, invece, vive quotidianamente ben altre realtà scolastiche, lavorative e, perché no, di alternanza scuola-lavoro.

Insomma, come dice il proverbio, figli e figliastri. Chissà se un giorno i figliastri si sveglieranno, rifiutando il loro triste destino.

lunedì, febbraio 27, 2017

Alternative

Chi ha i figli in età da scuola superiore avrà sentito parlare di "alternanza scuola-lavoro".

Si tratta di una normativa compresa nella L.107/2015 ("La buona scuola"), che obbliga i ragazzi e le ragazze che frequentano la scuola media superiore a svolgere un certo numero di ore (400 ore negli istituti tecnici e professionali e 200 ore nei licei) di lavoro non retribuito, con modalità stabilite dalla scuola.

Come specifica il sito del MIUR:

L’estensione delle attività di alternanza anche ai Licei rappresenta un unicum europeo. Persino in Germania, con il sistema duale, le esperienze scuola-lavoro riguardano solo gli istituti tecnici e professionali.

Facciamo un esempio, tratto dalla vita reale: una ragazza di 17 anni lavora la domenica mattina (mica vorrete sottrarre tempo all'orario scolastico!) presso una libreria (privata), svolgendo compiti di sistemazione dei libri nelle varie sezioni della libreria.

Un altro esempio: durante le vacanze estive (sempre per non intaccare l'orario scolastico) si svolge un'attività di "creazione" di formelle di gesso, allo scopo di rivestire una parete del corridoio della scuola. L'attività comprende anche il trasporto (a mano) di sacchi di gesso dal deposito al laboratorio e l'installazione delle formelle sul muro anche tramite impalcatura (senza le comuni protezioni usate dai muratori).

Ancora uno: alcuni studenti sono dislocati (sempre in orario festivo) presso l'Ufficio del Turismo del Comune, con il compito di rispondere al telefono o ad eventuali turisti che si presentassero nell'Ufficio, anche nelle lingue straniere da loro conosciute.

Poiché è del tutto evidente che, al di là delle dichiarazioni, si tratta di lavoro minorile non retribuito, non normato e senza contributi previdenziali (per non parlare di assicurazione infortuni), ci si chiede come abbia potuto il legislatore prevedere tali attività palesemente illegittime e anti-costituzionali. E per quale motivo nessuno abbia finora pensato di opporsi per far abrogare o almeno modificare queste disposizioni.

Forse perché questa situazione agevola qualche strano concetto di capitalismo avanzato? Forse per far abituare i giovani all'idea che il lavoro di apprendistato, comunque declinato, deve essere svolto a titolo gratuito? Mistero.

In ogni caso, almeno per ora, non c'è alternativa alla cosiddetta "alternanza".