venerdì, aprile 06, 2012

Suicidi causa crisi? No, grazie.

"bisogna sempre ricordare che il suicidio è l'arma più estrema per affermare il proprio diritto ad una vita dignitosa e contemporaneamente per negarla in modo definitivo"

Vorrei aprire un fronte d'opinione, una campagna di comunicazione, o semplicemente una discussione (quello che sia) a proposito dei suicidi causati dalla crisi.

Lo dico subito: sia a livello personale che sociale sono contrario al suicidio causato dalla crisi.

Con tutto il rispetto per chi ha scelto l'"estremo gesto", non credo che uccidersi a causa dei danni causati dalla crisi (e dalla sua gestione) sia una buona soluzione. Cerco di argomentare.

Il suicida, sotto il profilo psicologico, è una persona che ha bisogno di attenzione. Uno si suicida perché sente che "non ce la fa più" a continuare la sua vita. Un suicida si sente con le spalle al muro, impotente.

In una situazione di crisi economica, è facile essere colpiti da una serie di "disgrazie" a catena, che spingono sempre più in basso le condizioni di vita di molti individui. Si perde il lavoro (un posto di lavoro, magari dove si è lavorato per tutta una vita), si perde la capacità di lavorare (ovvero il proprio mestiere non interessa più nessuno, ci sono troppi in cerca dello stesso tipo di lavoro), infine si perde la volontà di reagire e di resistere, dopo mille inutili tentativi.

In queste condizioni, è facile cadere in braccio alla depressione, all'odio verso tutto e verso tutti. A volte si arriva ad odiare sé stessi, le proprie scelte passate, la propria esistenza. Da qui a pensare e progettare un suicidio, il passo è breve.

Chiediamoci allora che cosa significa il suicidio per questi motivi, e chiediamoci a che cosa serve, che cosa risolve.

Togliersi la vita perché ci sembra che abbia perso ogni dignità può sembrare un gesto di vendetta: non posso più vivere come un essere umano, sono umiliato ad ogni passo, e quindi non voglio vivere un minuto di più.

L'utilità pratica di tale gesto è presto svelata: i morti non soffrono. Ma ci sono risvolti non indifferenti a questo suprema espressione di egoismo: ci possono essere persone che soffriranno a loro volta moltissimo in conseguenza della morte improvvisa e drammatica di chi hanno amato, di chi tengono stretto nel loro cuore. Anche dal punto di vista materiale, il suicida lascia dietro sé una scia di eventi negativi non indifferenti nei confronti delle persone che gli erano vicine.

Per quanto riguarda, infine, i problemi che un suicidio potrebbe risolvere, il bilancio è estremamente negativo. Per lo Stato, si tratta di smettere di pagare un sussidio o una pensione: una goccia nel mare. La Società in genere non si accorge nemmeno di un singolo individuo che viene a mancare. La sofferenza e il disagio individuali non sono considerati problemi, finché non sfociano in comportamenti violenti: e i suicidi, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono persone violente.

Rimane allora lo stato di estremo disagio, la rabbia, il senso di inutilità e di impotenza, la frustrazione quotidiana. Bisogna imparare a recuperare il coraggio (quello sì) di affrontare queste situazioni anche "da fermi", bisogna dare un calcio al muro che si sente crescere alle spalle, bisogna creare ogni giorno uno spazio, bisogna lottare.

Ancora una volta è una scelta fra avere o essere: ho perso tutto quello che avevo, o quello che credevo fosse "mio". Non importa. Non devo perdere una goccia di quello che sono e che nessuno potrà mai cancellare.

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